Preservare la fertilità femminile con il social freezing


La crioconservazione degli ovociti (social freezing) è una tecnica ormai consolidata per preservare la fertilità. Fino a che punto può aiutare una donna e una coppia a capire qual è il momento giusto per concepire un figlio? In cosa consiste questa tecnica? Qual è il ruolo del ginecologo?

In Italia, genitori a 40 anni

In Italia il desiderio di diventare genitori emerge in età sempre più avanzata e la ricerca del primo figlio si è spostata dai 25-30 anni ai 40 anni.  Le motivazioni possono essere molteplici: alcune sono comuni a molte coppie, come ad esempio gli aspetti economici e organizzativi per l’accudimento di un bambino; altre sono del tutto personali, “non è ancora” tempo per pensare a un figlio, o non si è certi di volerne, ci si concentra sullo studio e sulla carriera, anche in attesa di trovare “la persona giusta” con cui avviare quel progetto di vita che è la famiglia.

La realtà è che l’età media in cui si giunge ad una relazione stabile, con un partner con cui progettare dei figli, si è spostata in avanti e i dati statistici confermano che l’età media alla nascita del primo figlio è di 31,6 anni.

L’orologio biologico

Oggi una donna di 40 anni è nel fiore degli anni – della carriera, della consapevolezza di ciò che vuole nella vita, nel pieno delle forze fisiche e mentali. Dal punto di vista puramente biologico, però, la sua fertilità è già in pieno declino. L’invecchiamento porta a una riduzione fisiologica della riserva ovarica su cui nemmeno la scienza è in grado di intervenire. La fertilità femminile, infatti, cala in modo rilevante già dai 35 anni e in modo molto marcato dopo i 40 anni. A 43 anni la probabilità di concepimento non va oltre il 3-5% e il tasso di aborti spontanei, a causa dell’invecchiamento fisiologico degli ovociti, è molto alto.

Per le pazienti over 40, in particolare over 43, la procreazione medicalmente assistita non è in grado di garantire un tasso di gravidanza significativamente superiore a quanto avviene spontaneamente.

La tecnica di congelamento degli ovociti

Le donne, tuttavia, possono procedere alla crioconservazione di un certo numero dei propri ovociti, da utilizzare in futuro, quando riterranno che vi siano le condizioni – di salute, relazionali o professionali – per scegliere la maternità.

Generalmente si parla di medical freezing quando si accede alla crioconservazione degli ovociti per ragioni mediche, di social freezing quando le ragioni sono slegate da un contesto strettamente medico.

Per poter congelare gli ovociti è necessario sottoporsi ad una stimolazione ovarica farmacologica.

Lo scopo è di produrre un certo numero, quanto più elevato possibile, di follicoli da crioconservare. Gli ovociti vengono prelevati tramite aspirazione ecoguidata (pick-up) e crioconservati in azoto liquido in apposite “biobanche”, dove rimarranno inalterati nel tempo, anche per molti anni. Quando sarà il momento, verranno scongelati e utilizzati in procedure di PMA di II livello, per ottenere un embrione da impiantare nell’utero materno.

Le tecniche di crioconservazione sono notevolmente migliorate nel tempo, soprattutto con l’introduzione routinaria della vitrificazione. Di conseguenza, anche la sopravvivenza degli ovociti allo scongelamento è molto aumentata ma varia dal 30 al 90% in relazione ad una serie di fattori.

La conservazione degli ovociti in Italia

La conservazione degli ovociti è accessibile in Italia nei centri di PMA di secondo e terzo livello accreditati presso il Servizio Sanitario Nazionale e presso diverse strutture private, sia per ragioni strettamente mediche sia di altra natura.

Crioconservazione per tutte le donne?

La crioconservazione rimane la tecnica di scelta praticata e offerta ad oggi in modo sistematico alle pazienti oncologiche in età riproduttiva e grazie alla quale, una volta guarite, potranno tentare di concepire un figlio. Ci si domanda se sia giusto proporre questa tecnica a tutte le giovani donne, trasmettendo il messaggio che un figlio si può fare quando si vuole. Certamente l’utilizzo di ovociti “giovani”, siano essi propri o donati, aumenta le chance di gravidanza di una donna over 40. Tuttavia, il tasso di successo della fecondazione in vitro varia dal 30-35% ad un massimo del 40% per embriotransfer, con un tasso di bimbi in braccio tra il 20-22% delle fecondazioni omologhe ed il 30-35% delle eterologhe.

Accanto a ciò, andrebbero considerati anche i risvolti positivi di una politica di programmazione familiare di tipo misto, laico, lungimirante, in cui l’egg freezing costituisca una opportunità, una libera scelta, da proporre accanto ad un accurato counselling sulla fertilità e sulla maternità consapevole.

Una opportunità, insomma, che forse in futuro dovrebbe essere offerta a tutte le donne: ciascuna poi sarà in grado di effettuare una libera scelta sulla possibilità di crioconservare i propri ovociti da utilizzare in un futuro se si rendessero necessari.

La pianificazione responsabile della gravidanza e il ruolo del ginecologo

Esistono alcune categorie di donne per le quali il passare del tempo mina in modo sostanziale la possibilità di diventare madri. Pensiamo – ad esempio – alle pazienti con endometriosi, con storia familiare di menopausa precoce, con mutazione BRCA che le predispone al cancro ovarico e mammario. Per queste donne il pool di ovociti crioconservati in giovane età potrebbe costituire l’unica successiva chance di dare alla luce un bimbo.

Il ginecologo riveste un ruolo chiave nell’informare le giovani donne sulla loro fertilità, sulle problematiche che potrebbero presentarsi, favorire una maternità consapevole in età più giovane ed eventualmente indirizzare a centri di procreazione assistita pazienti eligibili a crioconservazione ovocitaria volontaria o per patologie minori.

Ringraziamo per la collaborazione la Dottoressa Sara Scandroglio, specialista in ginecologia e ostetricia.

Bibiliografia:

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