La resilienza nel percorso verso il concepimento


Intervista alla Dr.ssa Valentina Berruti, psicologa e psicoterapeuta

La resilienza, da un punto di vista psicologico, è la capacità di riorganizzare la propria vita e darle un senso, a seguito di eventi fortemente traumatici, come ad esempio una diagnosi di infertilità.

Spesso le coppie che ricevono una diagnosi di infertilità pensano che la resilienza sia un concetto molto difficile per loro, perché purtroppo chi vive un’esperienza di infertilità può avere dei periodi molto difficili e molto dolorosi e immaginare di poterne uscire sembra quasi impossibile.

Molte coppie che fanno questo percorso, infatti, ci mettono anni per raggiungere il desiderio o per modificare il progetto genitoriale in qualcos’altro. Tuttavia, diventare resilienti si può. Per farlo, il consiglio è pensare che per affrontare il percorso ed arrivare alla resilienza ci vuole un tempo e che questo tempo è variabile da persona a persona.

L’elaborazione del lutto per l’infertilità: le fasi

Per iniziare questo processo di resilienza, però, è importante aver elaborato quello che noi chiamiamo lutto per l’infertilità, quel senso di mancanza e di dolore per non riuscire ad avere un figlio. Per farlo bisogna elaborare questo lutto attraverso determinate fasi.

La prima fase è una fase di negazione. Un po’ si nega la diagnosi: “No, non è possibile che mi abbiano fatto la diagnosi”, addirittura si pensa che sia sbagliata.

Poi c’è una fase di rabbia, normalissima: “Perché proprio a me”?

Segue una fase di contrattazione in cui spesso chi è religioso dice “Mi affido a Dio sperando che le cose cambiano” o “Se mi comporterò bene avrò un risultato positivo”. Questo è un po’ un modo per illudersi e darsi una falsa speranza che però fa parte del processo

Poi c’è una fase di depressione che è la fase più difficile, quella più dolorosa. È però una fase di accettazione, che porta ad un processo di resilienza, variabile da persona a persona.

Come trasformare un evento doloroso in qualcosa di evolutivo

Quindi essere resiliente è la capacità di trasformare un evento così doloroso in qualcosa di evolutivo. Come possiamo farlo? Possiamo dare delle indicazioni alle coppie che vivono questa esperienza per essere resilienti.

  • La prima cosa da fare è non farsi definire dall’infertilità. L’infertilità non è qualcosa che dipende da noi, è una diagnosi che viene fatta e non dipende dalle persone; quindi, non possiamo farci definire da qualcosa di cui noi non possiamo essere responsabili.
  • La seconda cosa da fare è pensare che l’infertilità riguarda la coppia in toto, anche se è un solo membro della coppia ad avere la diagnosi. Non possiamo riprodurci da soli, è sempre un problema di coppia.
  • Poi è importante concentrarsi sulle cose belle che ci sono comunque nella vita di chi sta affrontando questo percorso. Spesso ce ne si dimentica.
  • Poi è fondamentale non fare confronti. Il confronto in chi vive un’esperienza di infertilità può essere molto pericoloso e può portare all’infelicità. Io dico sempre che bisogna dare dignità alla propria storia personale, senza fare confronti.
  • Infine, è fondamentale, per arrivare ad una resilienza, definire nuovi progetti, guardare nella nostra vita se ci sono altri progetti generativi oltre a quello di un figlio, individuali e di coppia. Questo lo si può fare da soli o attraverso un percorso psicologico, che ha proprio l’obiettivo di trasformare un evento così doloroso in qualcosa di costruttivo. Questo motivo sarà utile alla coppia per far comprendere che chi vive un’esperienza così difficile può diventare resiliente, perché l’infertilità è una patologia che non dipende dalle persone ma che può essere trasformata in qualcosa di generativo, anche se stiamo parlando di infertilità.

Guarda RaccontARTi, storia di un percorso, la mini-serie sviluppata con Georgette Polizzi.

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