Ovaio policistico: capire i segnali per prendersi cura della propria fertilità
Durante l’adolescenza, nei primi anni dopo il menarca — il primo ciclo mestruale — è normale che le mestruazioni siano irregolari. Il corpo sta ancora trovando il proprio equilibrio ormonale, e occorre un po’ di tempo perché il ciclo si stabilizzi.
Se, però, le irregolarità continuano negli anni, con cicli troppo ravvicinati o troppo distanti, molto abbondanti o che saltano per mesi, allora è importante approfondire.
Quando il ciclo irregolare è un segnale da ascoltare
In alcuni casi, un ciclo irregolare può essere il segnale di una condizione chiamata “sindrome dell’ovaio policistico” (PCOS), conosciuta anche come “ovaio micropolicistico”. Non è una semplice caratteristica del ciclo, ma uno dei più comuni disordini endocrini delle donne in età riproduttiva.
Può manifestarsi con irregolarità mestruale, acne, diradamento dei capelli, crescita dei peli sul viso o presenza all’ecografia di ovaie con aspetto policistico e può avere ripercussioni sia sull’aspetto riproduttivo sia su quello metabolico.
La PCOS non è un disturbo raro né marginale: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ne soffre dal 6% al 13% delle donne in età fertile. Eppure, si stima che sette casi su dieci non vengono diagnosticati.
Il legame tra PCOS e fertilità
Molte donne scoprono di avere l’ovaio policistico proprio nel momento in cui cercano una gravidanza e hanno difficoltà a concepire. A livello ovarico, infatti, si sviluppano numerosi follicoli che non maturano correttamente, rendendo difficile o impossibile l’ovulazione.
I meccanismi alla base della sindrome sono ancora oggetto di studio: alterazioni metaboliche, predisposizione genetica e fattori ambientali sembrano alimentare un circolo vizioso che mantiene attiva la condizione. Inoltre, sovrappeso e obesità aggravano i sintomi e aumentano il rischio di complicazioni, ma anche donne normopeso possono sviluppare la sindrome.
Purtroppo, l’irregolarità mestruale è ancora percepita come un disturbo minore e ciò porta a sottovalutare i segnali che invece dovrebbero indurre ad approfondimenti con il ginecologo.
Diagnosi e percorsi personalizzati
La diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico si basa su valutazioni ben definite e viene fatta in presenza di due tra questi tre criteri: disfunzioni ovulatorie, ovaie policistiche all’ecografia pelvica, iperandrogenismo (sia sulla base di dati clinici sia sulla base di dati di laboratorio).
Gli esami da eseguire, quindi, sono:
- Una visita ginecologica, durante la quale approfondire le caratteristiche del ciclo mestruale e la storia riproduttiva della donna. È importante anche l’esame obiettivo, per considerare i segni di iperandrogenismo (es. presenza di peli sul viso)
- Un’ecografia transvaginale, per valutare le ovaie (aspetto, dimensioni)
- I dosaggi ormonali tramite gli esami del sangue, per determinare il livello degli androgeni
Affrontare questa condizione in modo multidisciplinare è fondamentale.
L’approccio terapeutico
L’approccio terapeutico varia a seconda del quadro clinico della donna e deve sempre essere personalizzato: nei casi più lievi può essere utile intervenire solo sullo stile di vita; in altri, il medico potrà valutare terapie specifiche per regolarizzare il ciclo o stimolare l’ovulazione.
Alle donne che cercano una gravidanza verranno prescritte terapie specifiche volte a ripristinare l’ovulazione spontanea e a migliorane il quadro metabolico.
Un invito alla consapevolezza
Riconoscere la PCOS nelle sue prime manifestazioni è importante per agire in tempo, migliorando non solo la regolarità del ciclo ma anche il benessere generale e, se desiderato, la fertilità. Infatti, quanto più è precoce la diagnosi, tanto prima è possibile intervenire per evitare le possibili conseguenze a lungo termine (iperplasia endometriale, tumore dell’endometrio, ipertensione, iperlipidemia, insulino-resistenza, diabete mellito di tipo II, coronaropatia).
Ascoltare i segnali del proprio corpo, parlarne con il ginecologo e adottare abitudini salutari sono passi preziosi per proteggere la propria salute riproduttiva e guardare con fiducia al futuro.
Si ringrazia per il supporto la Dottoressa Maria Giuseppina Picconeri, ginecologa.
Fonti:
– ADNKronos.
