Crioconservazione degli ovociti: cosa ne sanno le giovani donne?
Crioconservazione degli ovociti: cosa ne sanno le giovani donne?
Negli ultimi decenni, in molti Paesi occidentali sempre più donne scelgono di rimandare la maternità. È una decisione spesso legata alla carriera, alla ricerca di stabilità o semplicemente all’assenza del partner giusto. Come sappiamo, però, l’orologio biologico non segue i tempi della vita moderna, e il calo naturale della fertilità può rendere difficoltoso concepire quando finalmente arriva il momento.
Per comprendere quanto le giovani donne italiane siano consapevoli di questo tema, un recente studio* dell’Università di Padova ha coinvolto 930 studentesse (in medicina, discipline scientifiche e giurisprudenza), indagando conoscenze e atteggiamenti sul cosiddetto social freezing, cioè il congelamento degli ovociti per motivi non medici. I risultati mostrano che solo il 34,3% aveva sentito parlare della possibilità di crioconservare gli ovociti in assenza di indicazioni cliniche e ne conosceva il significato.
Questi dati suggeriscono una consapevolezza ancora limitata sul rapporto tra età e fertilità e sulle opportunità offerte dalla crioconservazione degli ovociti in Italia, soprattutto rispetto ad altri Paesi occidentali. Un tema che apre molte domande, che meritano risposte chiare.
Cos’è la crioconservazione ovocitaria?
La crioconservazione ovocitaria, o congelamento degli ovociti, è una tecnica che permette di prelevare, congelare e conservare gli ovociti in banche specializzate per un utilizzo futuro. Questa pratica consente alle donne di preservare la propria fertilità in vista di trattamenti medici, o semplicemente per motivi personali e sociali legati al rinvio della maternità.
Negli ultimi due decenni lo sviluppo di nuove tecniche di vitrificazione (congelamento ultra-rapido) ha notevolmente aumentato le possibilità di successo, riducendo i danni cellulari e migliorando la percentuale di fecondazione degli ovociti.
Quando considerare la crioconservazione ovocitaria?
Molte donne posticipano la maternità per motivi personali, professionali o socioeconomici.
In Italia, la mancanza di servizi di supporto alla maternità, la necessità di completare studi, trovare un lavoro stabile e un partner adeguato, portano spesso a rimandare il progetto di genitorialità. Se nei primi anni ‘80 l’età media al parto era di 26–27 anni, oggi si attesta intorno ai 35–36 anni, con conseguenze sulla capacità di concepire naturalmente.
Inoltre, vi sono anche ragioni mediche per le quali considerare la crioconservazione degli ovociti. Ad esempio, condizioni che possono compromettere la fertilità, come l’endometriosi, la necessità di doversi sottoporre in giovane età a trattamenti farmacologici, come quelli oncologici, potenzialmente dannosi per l’apparato riproduttivo.
La crioconservazione può essere considerata uno strumento per gestire il tempo biologico e preservare la possibilità di avere figli in futuro.
Il ruolo chiave del ginecologo
Il ginecologo curante dovrebbe essere il primo ad informare, sin dalla giovane età, sull’importanza dell’età e di quanto e come può incidere sulla probabilità di concepimento. L’importanza del ginecologo sta nell’aprire una finestra di dialogo con la paziente, accogliendo domande alle quali rispondere in maniera adeguata e facendo altresì delle domande che riguardano non solo la regolarità del ciclo mestruale ma anche le abitudini di vita, le abitudini sessuali, la protezione dalle malattie sessualmente trasmesse, la contraccezione, e anche il desiderio di maternità.
Lo specialista dovrebbe anche favorire degli accertamenti di base: non soltanto la visita ginecologica e l’ecografia transvaginale, ma anche alcuni dosaggi ormonali, tra cui il dosaggio dell’ormone antimulleriano, per conoscere lo stato di fertilità della donna.
A chi rivolgersi per la crioconservazione degli ovociti?
Oltre al ginecologo di riferimento, per la crioconservazione degli ovociti ci si può rivolgere ai consultori o ai centri di procreazione medicalmente assistita.
Il territorio offre le strutture consultoriali, che in passato avevano come obiettivo principale quello di garantire la contraccezione e offrire protezione dalla gravidanza indesiderata. Oggi aggiungono una ulteriore competenza: fornire informazioni riguardo alla fertilità, ai test che possono essere effettuati in maniera semplice, non soltanto in un’ottica di preservazione della fertilità e quindi della conservazione di ovociti, ma anche di prevenzione e cura delle malattie sessualmente trasmissibili, che purtroppo possono talvolta essere causa di infertilità.
Inoltre presso i centri di procreazione medicalmente assistita sono disponibili gli ambulatori di prima visita, ai quali possono accedere sia le coppie con difficoltà di concepimento, sia le donne che desiderano informazioni riguardo al processo della crioconservazione ovocitaria
In Italia, il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa la crioconservazione solo per motivi medici, come trattamenti oncologici o patologie che compromettono la fertilità. Per il social freezing – donne giovani con riserva ovarica normale che scelgono di conservare gli ovociti volontariamente – la procedura è privata e i costi vengono sostenuti dalla paziente.
Si ringrazia per la collaborazione la Dottoressa Sara Scandroglio, ginecologa.
*Tozzo P, Fassina A, Nespeca P, Spigarolo G, Caenazzo L. Understanding social oocyte freezing in Italy: a scoping survey on university female students’ awareness and attitudes. Life Sci Soc Policy. 2019 May 3;15(1):3. doi: 10.1186/s40504-019-0092-7. PMID: 31049743; PMCID: PMC6498620.
